Regime forfettario e vendita su Amazon: quello che devi sapere prima di aprire (2026)
Il regime forfettario è la strada quasi obbligata per chi apre partita IVA e comincia a vendere su Amazon. Semplice sulla carta, meno semplice quando ci metti dentro commissioni, pubblicità e merce importata. Ecco come funziona davvero, senza scorciatoie.
Come si calcola l'imposta, in concreto
Nel forfettario non conta quanto spendi. Conta quanto incassi. Lo Stato decide in anticipo, con una percentuale fissa chiamata coefficiente di redditività, quale parte del tuo fatturato è considerata guadagno. Per il commercio al dettaglio via internet, il codice ATECO tipico è 47.91.10 e il coefficiente è 40%.
Tradotto: se in un anno incassi 30000 €, il tuo reddito imponibile è 12000 €, che tu abbia speso 5000 € o 28000 € in merce e commissioni. Da quei 12000 € togli i contributi INPS che hai effettivamente versato nell'anno, e sul risultato paghi l'imposta sostitutiva.
L'aliquota è 15%. Scende a 5% per i primi cinque anni di attività, ma solo se rispetti alcune condizioni: non aver esercitato la stessa attività nei tre anni precedenti, non proseguire un'attività già svolta da altri, e non essere una prosecuzione mascherata di un lavoro dipendente. Verifica con un commercialista prima di darlo per scontato.
Il tetto di accesso e di permanenza è 85000 € di ricavi incassati nell'anno. Se lo superi restando sotto 100000 €, esci dal forfettario dall'anno successivo. Se sfondi 100000 €, esci subito, con l'IVA dovuta a partire dall'operazione che ha superato la soglia.
L'INPS: la voce che sorprende chi comincia
Chi vende online in proprio si iscrive alla gestione commercianti dell'INPS, oltre che al Registro delle imprese e al SUAP del Comune con la comunicazione per il commercio elettronico. La gestione commercianti prevede contributi fissi minimi, dovuti per trimestre anche se non vendi nulla, più una quota percentuale sul reddito che supera un certo minimale.
È qui che molti sbagliano i conti: apri a settembre, vendi poco, e ti ritrovi comunque una cartella di contributi da pagare. I forfettari possono chiedere la riduzione del 35% sui contributi, con domanda telematica entro i termini previsti. Esistono anche agevolazioni per i nuovi iscritti introdotte negli ultimi anni: controlla cosa è in vigore nell'anno in cui apri, perché queste misure cambiano con ogni legge di bilancio.
Il punto dolente: su Amazon i costi non si scaricano
Questa è la parte che fa la differenza tra un forfettario che funziona e uno che ti penalizza. Vendere su Amazon significa avere una struttura di costi pesante, e nel forfettario nessuno di questi costi abbassa l'imposta.
Nel forfettario tutte queste voci sono già considerate dentro quel 60% che il coefficiente ti riconosce forfettariamente. Se i tuoi costi reali sono più alti, paghi tasse su un reddito che non hai mai visto. Con margini stretti e molta pubblicità, il conto può diventare sgradevole.
C'è poi l'IVA. Il forfettario non la addebita ai clienti, e questo è un vantaggio quando vendi ai privati. Ma non la detrae nemmeno: l'IVA sulle commissioni Amazon, quella sull'acquisto della merce in Italia e quella pagata in dogana sull'importazione da fuori dall'UE restano costi puri, non recuperabili.
- commissione di segnalazione su ogni vendita
- tariffe di gestione FBA, stoccaggio e resi
- Sponsored Products e altra pubblicità
- costo della merce, trasporto e dazi doganali
- fotografie, campioni, imballi, eventuali rese
Reverse charge, VIES e fattura elettronica: gli adempimenti che spiazzano
Le commissioni te le fattura Amazon con una società basata in Lussemburgo. È un servizio ricevuto da un soggetto UE, quindi scatta il reverse charge: devi essere iscritto al VIES, integrare la fattura con l'IVA italiana al 22%, versarla con F24 entro il 16 del mese successivo e trasmettere il documento tramite Sistema di Interscambio. Quell'IVA la paghi e basta, non la recuperi.
Discorso simile se compri merce da un fornitore di un altro Paese UE. Superati 10000 € di acquisti intracomunitari nell'anno, sei tenuto a iscriverti al VIES e ad applicare lo stesso meccanismo, con presentazione degli elenchi Intrastat nei casi previsti.
Dal 2024 la fattura elettronica è obbligatoria anche per i forfettari, senza eccezioni. Per le vendite ai privati su Amazon si parla di commercio elettronico indiretto: non sei obbligato a emettere fattura salvo richiesta del cliente, e non serve lo scontrino, ma i corrispettivi vanno annotati. Sulle fatture senza IVA sopra 77,47 € va applicata la marca da bollo da 2 €.
Se importi da fuori dall'UE, in dogana paghi dazi e IVA all'importazione sul valore dichiarato. Serve un codice EORI e serve mettere quel costo nel prezzo di vendita, perché per te è denaro che non torna indietro.
Quando il forfettario ti conviene e quando no
Il forfettario funziona bene quando i tuoi costi reali sono sotto il 60% del fatturato: prodotti con buon margine, poca pubblicità, gestione snella. In quel caso paghi meno di quanto pagheresti in regime ordinario e hai una contabilità leggera.
Diventa scomodo nella situazione opposta: margini bassi, volumi alti, budget pubblicitario importante, oppure una fase iniziale in cui investi molto in stock. In regime ordinario o con una società detrarresti l'IVA sulle commissioni e dedurresti tutti i costi, e nei primi anni potresti chiudere in perdita senza pagare imposte sul reddito.
Il metodo per decidere è uno solo: fai i conti sul prodotto vero, prima di aprire. Prendi il prezzo di vendita, togli commissione, tariffa FBA, costo della merce, spedizione e dogana, stima quanto spenderai in pubblicità, e guarda cosa resta. Poi confronta quel margine reale con il 40% su cui verresti tassato.
Un simulatore ti risparmia mezz'ora di fogli di calcolo e soprattutto ti evita di dimenticare una voce.
La checklist prima di aprire
Non aprire la partita IVA finché non hai in mano queste risposte. Aprirla costa poco, tenerla aperta a vuoto costa contributi ogni trimestre.
Il forfettario non è una furbizia fiscale, è una semplificazione. Ti conviene se il tuo prodotto ha margine. Se il margine non c'è, nessun regime fiscale te lo regala.
- il codice ATECO corretto e il coefficiente che ne deriva
- se hai diritto o meno all'aliquota al 5%
- quanto ti costerà l'INPS commercianti nel primo anno intero
- il margine reale del prodotto che vuoi lanciare, commissioni incluse
- chi ti seguirà per reverse charge, F24 e fatturazione elettronica
Domande frequenti
- Le commissioni di Amazon si possono dedurre nel forfettario?
- No. Nel forfettario nessun costo è deducibile analiticamente: commissione di segnalazione, tariffe FBA, pubblicità e acquisto della merce sono già considerati nel coefficiente di redditività. L'IVA al 22% che versi sulle commissioni con il reverse charge non è nemmeno detraibile, quindi resta un costo pieno.
- Devo emettere fattura per ogni vendita fatta su Amazon?
- Per le vendite ai privati si applica il commercio elettronico indiretto: la fattura non è obbligatoria se il cliente non la richiede, ed è previsto l'esonero dallo scontrino. Restano da annotare i corrispettivi. Se il cliente chiede la fattura, o se vende a un soggetto con partita IVA, la emetti in formato elettronico, senza IVA e con marca da bollo da 2 € oltre 77,47 €.
- Posso vendere in Francia o in Germania restando in forfettario?
- Vendere all'estero non ti fa perdere il forfettario, ma complica parecchio la gestione. Se aderisci a programmi FBA che spostano il tuo stock in magazzini di altri Paesi, ti serve una registrazione IVA locale in ciascuno di quei Paesi, con adempimenti e costi propri. Per chi comincia, la scelta ragionevole è restare su amazon.it con stock in Italia.
- Cosa succede se supero 85000 € di incassi?
- Se resti sotto 100000 €, esci dal forfettario dal 1 gennaio dell'anno successivo e passi al regime ordinario con IVA e contabilità completa. Se superi 100000 € nel corso dell'anno, l'uscita è immediata: devi applicare l'IVA già dall'operazione con cui hai sfondato la soglia. Meglio accorgersene in tempo e parlarne con il commercialista prima, non dopo.